Chirurgia ortopedica

TPLO: livellare il piatto tibiale

Che cosa succede davvero al ginocchio del cane, e perché si interviene sull'osso invece che sul legamento.

In due minuti

TPLO: livellare il piatto tibiale

La TPLO è l'intervento più eseguito al mondo per il ginocchio del cane quando il legamento crociato cede. Non ricostruisce il legamento: riduce l'inclinazione della parte alta della tibia, così la spinta che quel legamento doveva trattenere non si produce più.

Quando sospettare il crociato

  • Zoppia di una zampa posteriore che va e viene, spesso peggiore dopo il riposo
  • Il cane si siede di sghembo, con la zampa distesa di lato invece che ripiegata sotto
  • Fatica ad alzarsi, esita a saltare in macchina o sul divano
  • La coscia del lato malato si assottiglia: mettendo una mano per parte la differenza si sente

Non serve che ci sia stato un trauma: nel cane il legamento si consuma lentamente, per mesi. Se riconoscete due di questi segni, conviene una visita ortopedica con radiografie.

Il principio della TPLO A sinistra il ginocchio prima dell'intervento: il piatto tibiale e' inclinato di ventitre gradi e a ogni passo la tibia tende a scivolare in avanti. A destra dopo la TPLO: un taglio curvo nella parte alta della tibia ha permesso di ruotare il frammento che porta il piatto fino a pochi gradi, e una placca con viti lo tiene nella nuova posizione. La superficie e' ora quasi orizzontale e la spinta in avanti non si produce. Prima Dopo la TPLO TPLO piatto inclinato di 23° la tibia scivola in avanti piatto a 5°: quasi in piano niente più da trattenere
Ridurre l'inclinazione del piatto tibiale toglie alla radice la spinta che il legamento doveva trattenere: il ginocchio diventa stabile sotto carico anche senza di esso.

Come funziona, perché si sceglie, e le domande che fanno tutti.

Un ginocchio che cede senza che sia successo niente

In una persona il legamento crociato salta di solito in un istante preciso: un cambio di direzione sul campo da gioco, un piede che resta piantato mentre il corpo ruota. C'è un prima e un dopo, e chi si è fatto male sa indicare il momento.

Nel cane funziona quasi sempre in un altro modo. Il legamento non si strappa di colpo: degenera. Le sue fibre si sfilacciano nel corso di mesi, a volte di anni, mentre l'articolazione si infiamma a bassa intensità. Poi un giorno il cane scende dal divano, o si gira in giardino, e la parte di legamento rimasta cede. Al proprietario sembra un incidente banale, ma l'incidente è solo l'ultimo atto di una storia lunga.

Questo spiega due cose che sorprendono quasi tutti. La prima è che non ci sia stato alcun trauma degno di nota. La seconda, più amara, è che spesso entro un anno o due si presenti lo stesso problema nell'altra zampa posteriore. Non è sfortuna: è la stessa malattia che stava procedendo su entrambi i lati.

Il ginocchio del cane visto di lato Disegno dell'articolazione del ginocchio: il femore dall'alto con il suo condilo, la rotula che vi appoggia davanti, il tendine rotuleo che scende fino alla cresta tibiale, la tibia con il piatto inclinato all'indietro, i menischi fra le due ossa e il perone dietro. Il legamento crociato craniale, che corre dentro l'articolazione, e' mostrato in trasparenza attraverso l'osso ed e' disegnato rotto in due monconi. Il ginocchio del cane, visto di lato femorecartilagine articolarerotulatendine rotuleocresta tibialetibia legamento crociatocraniale, rottomenischipiatto tibialeperone
Le parti di cui si parla in questa pagina. Il piatto tibiale, cioè la superficie superiore della tibia, non è orizzontale: è proprio la sua inclinazione a generare il problema. Qui il legamento crociato craniale è disegnato rotto.

I segnali da riconoscere

Il quadro tipico è una zoppia posteriore che va e viene, spesso più evidente dopo il riposo o dopo un'attività intensa. Ma il segnale più caratteristico non è la zoppia: è il modo in cui il cane si siede.

  • Il cane si siede di sghembo, con la zampa malata distesa di lato invece che ripiegata sotto il corpo: piegare il ginocchio gli costa.
  • Fatica ad alzarsi dopo essere stato fermo, esita a saltare in macchina o sul divano.
  • La coscia del lato malato si assottiglia: mettendo una mano per parte, la differenza di massa muscolare si sente.
  • Nei casi cronici la zoppia si attenua ma non sparisce, e compare un ispessimento all'interno del ginocchio.

Come si arriva alla diagnosi

L'esame chiave è manuale: si verifica se la tibia può scivolare in avanti rispetto al femore, movimento che un ginocchio sano non consente. Spesso serve una sedazione, perché un cane sveglio e dolorante contrae la muscolatura e può mascherare la lassità.

Le radiografie non mostrano il legamento, che non è visibile ai raggi, ma mostrano le sue conseguenze: il versamento dentro l'articolazione e, nei casi di più lunga data, le neoformazioni ossee ai margini. Servono anche a misurare l'inclinazione del piatto tibiale, un dato che sarà decisivo per pianificare l'intervento.

In una quota importante dei casi al legamento si associa una lesione del menisco mediale, il cuscinetto di fibrocartilagine che finisce schiacciato fra i due capi ossei ogni volta che scivolano l'uno sull'altro. È una delle ragioni per cui l'articolazione viene sempre ispezionata durante l'intervento.

Perché non si ricuce e basta

È la domanda che fanno tutti, ed è ragionevole. La risposta ha due parti.

La prima è biologica. Il legamento crociato si trova dentro l'articolazione, immerso nel liquido sinoviale e con un apporto di sangue modesto. Non ha la capacità di cicatrizzare che ha un tendine esterno: ricucirlo significherebbe affiancare due monconi che non hanno modo di riattaccarsi.

La seconda è meccanica. Un ginocchio canino scarica forze notevoli a ogni passo, migliaia di volte al giorno. Le tecniche che sostituiscono il legamento con un filo sintetico posto all'esterno dell'articolazione danno buoni risultati nei cani leggeri, ma nei soggetti pesanti e attivi tendono ad allentarsi o a cedere col tempo.

Da qui il cambio di ragionamento maturato negli anni Novanta: invece di rimpiazzare il legamento, eliminare il lavoro che quel legamento faceva.

L'idea: trasformare una discesa in un pianoro

La parte alta della tibia, il cosiddetto piatto tibiale, non è orizzontale. È inclinata all'indietro, mediamente di venti gradi abbondanti, e in alcuni cani molto di più.

Quando il cane appoggia il peso, il femore preme su questo piano inclinato e la tibia tende a scivolare in avanti, esattamente come un piede su una discesa ghiacciata. Questa spinta ha un nome, spinta tibiale craniale, e trattenerla è il compito principale del legamento crociato craniale. Quando il legamento non c'è più, a ogni passo il ginocchio scivola: da qui il dolore, l'infiammazione e il danno progressivo al menisco e alla cartilagine.

La TPLO ragiona sulla geometria invece che sull'anatomia. Se si riduce quell'inclinazione fino a pochi gradi, la discesa diventa un pianoro e la spinta in avanti smette semplicemente di prodursi. A quel punto, durante il carico, il ginocchio è stabile anche senza legamento: non perché il legamento sia stato sostituito, ma perché non serve più.

L'intervento, in concreto

L'angolo di rotazione viene calcolato prima, sulla radiografia: non è un valore standard, dipende da quanto è inclinato il piatto tibiale di quel cane.

In sala operatoria si ispeziona prima l'articolazione, per rimuovere i residui del legamento e trattare il menisco se è danneggiato. Poi si esegue il taglio dell'osso: un taglio semicircolare della porzione alta della tibia, con una lama curva dedicata. Il frammento che porta il piatto tibiale viene ruotato dei gradi calcolati e fissato nella nuova posizione con una placca e viti sagomate per quella regione.

Vale la pena essere chiari su un punto: la TPLO è un'osteotomia, cioè il taglio deliberato di un osso sano che viene poi rimesso in una posizione diversa. Per questo la guarigione non è quella di una ferita cutanea, ma quella di una frattura. L'osso deve saldarsi, e questo richiede settimane durante le quali l'attività va limitata in modo rigoroso: è la parte in cui il risultato si costruisce o si perde.

Che cosa aspettarsi

La letteratura veterinaria riporta un recupero funzionale buono nella grande maggioranza dei cani operati, con ritorno a un'attività normale o quasi.

Su un punto conviene essere onesti: l'artrosi non si azzera. Quando si interviene, l'articolazione ha già subito un danno, e quel danno resta. Quello che l'intervento ottiene è fermare lo scivolamento che continuerebbe a produrne di nuovo, e gli studi mostrano una progressione più lenta rispetto ai ginocchi lasciati instabili.

Come ogni chirurgia, ha complicanze possibili: problemi di guarigione della ferita, infezioni, difficoltà legate all'impianto, lesione tardiva del menisco. Nella maggior parte delle casistiche si tratta di complicanze minori, risolvibili.

Domande frequenti

Il mio cane non ha mai avuto incidenti. Com'è possibile che si sia rotto il legamento?

È la regola, non l'eccezione. Nel cane il legamento crociato degenera lentamente, e il movimento che sembra averlo causato è solo quello che ha completato una rottura già in corso da tempo.

Si romperà anche l'altro ginocchio?

Non è certo, ma è frequente: molti cani presentano lo stesso problema nell'altra zampa entro uno o due anni, perché la causa è la stessa da entrambi i lati. Tenere il peso sotto controllo è uno dei pochi fattori su cui il proprietario può davvero incidere.

La placca va poi rimossa?

Di regola no: resta in sede a tempo indefinito e non dà fastidio. Viene rimossa solo se in seguito crea problemi, per esempio in caso di infezione o di reazione locale.

Il cane tornerà a correre come prima?

La maggior parte dei cani operati recupera un'ottima funzionalità. Quanto si avvicini esattamente alla condizione precedente dipende dall'età, dal peso, da quanto era avanzato il danno articolare e dalla costanza con cui si rispetta il periodo di attività controllata.

Quanto conta il sovrappeso?

Molto, sia prima sia dopo. Ogni chilo in eccesso è carico aggiuntivo su un'articolazione già compromessa, e il controllo del peso è fra le poche misure con un effetto dimostrato sul lungo periodo.

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