In due minuti
Anestesia gassosa e controllo del dolore
È la parte di cui i proprietari hanno più paura, e quella su cui la medicina veterinaria è cambiata di più negli ultimi trent'anni: farmaci che si eliminano respirando, monitoraggio continuo, e il dolore trattato prima che arrivi.
Cosa sapere prima
- L'età di per sé non è una controindicazione: contano gli esami, non gli anni
- Le indicazioni sul digiuno vanno chieste alla clinica e seguite alla lettera: non sono uguali per tutti
- Il dolore si controlla dall'inizio, perché un animale che soffre guarisce più lentamente
- Il rischio è basso ma non è zero, e si riduce soprattutto con quello che si fa prima
A casa guardate i cambiamenti, non il lamento: se non mangia, se si nasconde, se sta in una posizione insolita, se è insofferente al tocco. Gli animali il dolore raramente lo dicono.
Come funziona, perché si sceglie, e le domande che fanno tutti.
Perché un gas invece di un'iniezione
Un anestetico iniettato, una volta in circolo, fa il suo corso: bisogna aspettare che l'organismo lo metabolizzi ed elimini. Se il paziente è troppo profondo, o se qualcosa non va, si può intervenire solo indirettamente.
Un anestetico inalatorio funziona in modo diverso. Viene somministrato di continuo, mescolato all'ossigeno, e la sua concentrazione si regola girando una manopola. Ridurla significa vedere l'animale alleggerirsi nel giro di poco, perché il farmaco viene eliminato per la maggior parte con il respiro. È un sistema in cui si ha la mano sul volume in ogni momento.
La seconda differenza pesa soprattutto nei pazienti fragili. Un farmaco che si elimina respirando grava molto meno su fegato e reni: nell'animale anziano, o con una funzionalità epatica o renale già ridotta, è un vantaggio sostanziale.
Il tubo in trachea
L'immagine del tubo impressiona molti proprietari, ma è uno degli elementi che rendono l'anestesia più sicura, non meno.
Fa tre cose contemporaneamente. Porta il gas e l'ossigeno direttamente ai polmoni, senza dispersioni. Protegge le vie respiratorie: un animale addormentato perde i riflessi di deglutizione, e senza tubo il materiale che dovesse risalire dallo stomaco potrebbe finire nei polmoni, con conseguenze gravi. E consente di respirare al posto dell'animale se durante l'intervento se ne presenta la necessità.
Che cosa si guarda mentre l'animale dorme
Un'anestesia non è un intervallo di attesa. È una fase attiva, in cui qualcuno osserva parametri in continuo, perché l'obiettivo è accorgersi di uno scostamento mentre è ancora una tendenza e non un'emergenza.
- Elettrocardiogramma: ritmo e frequenza del cuore.
- Saturazione dell'ossigeno nel sangue.
- Anidride carbonica espirata, la capnografia: dice in tempo reale se la respirazione è efficace e se il circolo sta funzionando.
- Pressione arteriosa: il parametro che si abbassa più facilmente durante l'anestesia.
- Temperatura corporea: un animale addormentato non regola più il proprio calore, e l'ipotermia rallenta il risveglio e la guarigione.
L'anestesia bilanciata
Usare un solo farmaco per fare tutto significa doverne usare molto, e più se ne usa più se ne subiscono gli effetti indesiderati, in primo luogo sulla pressione.
L'approccio attuale combina più molecole con ruoli diversi: una che sopprime la coscienza, una che controlla il dolore, una che rilassa i muscoli. Ciascuna a dose contenuta. Il risultato è un'anestesia altrettanto efficace ottenuta con una concentrazione di gas sensibilmente più bassa, e quindi con un impatto minore sul circolo.
Un contributo importante viene dai blocchi loco-regionali: anestetico locale depositato vicino ai nervi che innervano la zona da operare. Se lo stimolo doloroso non arriva al cervello, l'animale ha bisogno di molta meno anestesia generale, e si sveglia con quella zona ancora insensibile.
Il dolore si affronta prima
Per molto tempo si è pensato che un po' di dolore dopo un intervento tenesse l'animale tranquillo e gli impedisse di muoversi troppo. È un'idea che la medicina veterinaria ha abbandonato, e per ragioni cliniche prima ancora che etiche.
Il dolore non trattato attiva una risposta da stress che aumenta la frequenza cardiaca, alza il consumo di ossigeno, deprime le difese immunitarie, blocca l'appetito e rallenta la cicatrizzazione. Un animale dolorante non mangia, non si muove, e guarisce peggio.
C'è poi un fenomeno che rende il ritardo ancora più costoso: se il sistema nervoso riceve a lungo stimoli dolorosi intensi, diventa progressivamente più sensibile, e a quel punto lo stesso dolore richiede dosi maggiori per essere controllato. Per questo l'analgesia si comincia prima dell'incisione e si prosegue nelle giornate successive, invece di aspettare che l'animale mostri di soffrire.
Riconoscere il dolore negli animali, del resto, non è semplice: molti lo esprimono nascondendosi, smettendo di fare cose, cambiando postura, non lamentandosi.
Il rischio, detto onestamente
L'anestesia comporta un rischio. È basso, e negli ultimi decenni si è molto ridotto grazie ai farmaci moderni e al monitoraggio, ma non è zero, e chi dice il contrario non è sincero.
Quello che si può fare è ridurlo, e si fa soprattutto prima: con una visita accurata, con gli esami del sangue che dicono come stanno fegato e reni, con eventuali accertamenti cardiologici nei soggetti a rischio, e con un protocollo scelto su quell'animale invece che applicato a tutti allo stesso modo. Un paziente anziano o cardiopatico non è un paziente da escludere: è un paziente da preparare diversamente.
Domande frequenti
Il mio cane è anziano. È troppo vecchio per l'anestesia?
L'età di per sé non è una malattia e non costituisce una controindicazione. Quello che conta è come funzionano gli organi, ed è esattamente ciò che gli accertamenti preoperatori servono a stabilire. Molti pazienti anziani vengono anestetizzati senza problemi con protocolli adattati.
Perché bisogna togliere il cibo prima?
Perché sotto anestesia si perdono i riflessi che impediscono al contenuto dello stomaco di risalire e finire nelle vie respiratorie. Le indicazioni sul digiuno vanno chieste alla clinica e seguite alla lettera: sono cambiate nel tempo e non sono le stesse per tutti, in particolare per i cuccioli e per gli animali molto piccoli.
Come faccio a capire se ha dolore quando torna a casa?
Gli animali raramente si lamentano. Guardate i cambiamenti: se non mangia, se sta in una posizione insolita, se si nasconde, se è insofferente al tocco in una zona, se non si sistema per dormire. Sono segnali più attendibili del lamento, e vanno riferiti al veterinario.
Il risveglio agitato è normale?
Una fase di disorientamento nelle prime ore è comune e in genere passa da sola. Un'agitazione marcata o prolungata va invece segnalata, perché a volte è proprio il modo in cui si manifesta un dolore non sufficientemente controllato.