In due minuti
Fratture: placche bloccate e fissatore esterno
Non tutte le fratture si trattano allo stesso modo. La scelta fra placca, fissatore esterno e chiodo dipende da come si è rotto l'osso, dall'età dell'animale e dallo stato della pelle e dei muscoli intorno.
Cosa fare, e cosa non fare
- Non tentate di raddrizzare l'arto né di applicare stecche improvvisate
- Muovete l'animale il meno possibile, sostenendolo su un piano rigido
- Se c'è una ferita sopra la frattura, copritela con una garza pulita: cambia il trattamento
- Un arto che sembra solo dolorante può essere fratturato lo stesso
Le fratture esposte sono urgenze vere: più tempo passa, più sale il rischio di infezione dell'osso, che è la complicanza più difficile da risolvere.
Come funziona, perché si sceglie, e le domande che fanno tutti.
Perché non esiste un trattamento standard
Davanti a una radiografia il proprietario vede un osso rotto. Il chirurgo valuta una serie di cose che sulla lastra si leggono solo in parte: se la frattura è netta o in molti frammenti, se è vicina a un'articolazione, se la pelle sopra è integra o lacerata, quanto pesa l'animale, quanti anni ha, se ci sono altre lesioni.
L'età cambia tutto più di quanto si creda. Un cucciolo di quattro mesi ha un'attività di formazione ossea altissima e può saldare una frattura in un tempo che a un cane anziano non basterebbe nemmeno per cominciare. La stessa frattura sullo stesso osso può quindi richiedere strategie diverse.
L'idea che ha cambiato la traumatologia
Per decenni l'obiettivo è stato ricostruire, cioè rimettere ogni frammento esattamente dov'era e comprimerlo contro gli altri. Il risultato radiografico era bellissimo. Il risultato biologico spesso no.
Il motivo è che per riposizionare i frammenti bisogna scoprirli, spogliarli dei tessuti molli e manipolarli: e proprio quei tessuti portano il sangue che serve a farli guarire. Si otteneva una radiografia perfetta su un osso a cui era stato tolto il rifornimento.
L'orientamento attuale, che va sotto il nome di osteosintesi biologica, rovescia la priorità. Si ripristinano lunghezza, asse e rotazione dell'osso; si stabilizza in modo solido; ma i frammenti intermedi, dove possibile, non si toccano affatto. Si accetta un allineamento meno pittoresco in cambio di una guarigione più rapida e più affidabile.
La placca bloccata
In una placca tradizionale le viti attraversano la placca e la schiacciano contro l'osso: la tenuta nasce dall'attrito fra i due, e questo significa premere il metallo sul periostio, la sottile membrana vascolarizzata che riveste l'osso.
Nella placca bloccata la testa della vite si avvita dentro il foro della placca. Vite e placca diventano un blocco unico ad angolo fisso, e la stabilità non dipende più dallo schiacciamento contro l'osso. La placca può quindi restare leggermente staccata, lasciando intatto il periostio sotto: è di fatto un fissatore interno.
Il vantaggio si sente soprattutto in due situazioni: le fratture in molti frammenti, dove non c'è un contatto solido su cui contare, e le ossa sottili o di scarsa qualità, come nei gatti e nei cani miniatura, dove una vite tradizionale fa presa male.
Il fissatore esterno
Qui la struttura portante sta fuori dall'animale. Alcuni perni attraversano la pelle e si ancorano nell'osso sopra e sotto la frattura; all'esterno vengono collegati fra loro da barre o anelli che formano un telaio rigido.
Sembra più invasivo di una placca, e visivamente lo sembra davvero. In realtà spesso lo è meno, perché non richiede di aprire la sede della frattura: i perni si inseriscono a distanza e il focolaio resta chiuso, con il suo ematoma e i suoi vasi.
È la soluzione di elezione in alcune situazioni precise.
- Fratture esposte o contaminate, dove impiantare metallo nella sede della lesione aumenterebbe il rischio di infezione.
- Traumi con perdita di pelle o muscolo, per esempio un arto trascinato sull'asfalto, dove la ferita va medicata nei giorni successivi.
- Situazioni in cui serve poter modificare la struttura strada facendo, allentandola progressivamente per stimolare la guarigione.
- Casi in cui si vuole evitare un secondo intervento importante: il fissatore si rimuove in modo molto più semplice di una placca.
Chiodi, fili e cerchiaggi
Accanto a placche e fissatori esistono altri strumenti, spesso usati in combinazione. Il chiodo endomidollare percorre il canale interno dell'osso e ne mantiene bene l'allineamento, ma da solo non controlla la rotazione, per cui viene abbinato ad altro. I fili e i cerchiaggi metallici servono a tenere insieme frammenti o a fissare porzioni staccate vicino alle articolazioni.
Nella pratica la soluzione è quasi sempre una combinazione ragionata, non un pezzo unico scelto da un catalogo.
Quanto ci mette a saldare
Non c'è un numero valido per tutti. Un cucciolo può consolidare in poche settimane, un adulto impiega sensibilmente di più, un anziano o un animale con altre patologie ancora di più.
L'unico modo per saperlo davvero è il controllo radiografico: è la radiografia, non il calendario e nemmeno quanto bene cammina l'animale, a dire se l'osso è guarito. Molti cani ricominciano a caricare il peso ben prima che la saldatura sia completa, ed è esattamente in quella fase che un impianto può cedere se l'attività non viene contenuta.
Domande frequenti
La placca va tolta quando l'osso è guarito?
Di norma no: resta in sede senza dare disturbo. Si rimuove se compaiono problemi, per esempio un'infezione, un allentamento o un fastidio locale in un punto poco coperto dai tessuti.
Il metallo dà fastidio con il freddo?
È una preoccupazione comune ma non trova riscontro: gli impianti sono immersi nei tessuti, che ne mantengono la temperatura. Non si tratta di una ragione per rimuoverli.
L'animale passerà i metal detector?
Gli impianti ortopedici sono in acciaio o titanio e in genere non creano problemi. Se dovete viaggiare in aereo, conviene comunque portare con voi la documentazione dell'intervento.
Un gesso non basterebbe?
Solo in casi selezionati, tipicamente fratture stabili in animali molto giovani e in sedi ben immobilizzabili. Sulla maggior parte delle fratture degli arti un bendaggio non controlla a sufficienza i movimenti, e una frattura che si muove non guarisce.