Chirurgia mini-invasiva

Chirurgia laparoscopica

Due fori di pochi millimetri al posto di un'apertura: cosa cambia davvero per l'animale.

In due minuti

Chirurgia laparoscopica

Operare guardando dentro l'addome con una telecamera, attraverso due o tre accessi di pochi millimetri invece di un'unica apertura. Il chirurgo lavora su un monitor, con strumenti lunghi e sottili.

Quando si usa

  • Sterilizzazione della cagna: è l'applicazione più frequente
  • Gastropessi preventiva nelle razze a rischio di torsione dello stomaco
  • Ricerca di testicoli ritenuti in addome, dove la difficoltà è proprio trovarli
  • Prelievo di campioni da fegato, reni o altri organi, vedendoli prima

Il vantaggio meglio documentato non è la cicatrice più piccola: è il dolore dopo l'intervento, misurato con scale validate e risultato costantemente inferiore.

Chirurgia tradizionale e laparoscopica a confronto Il cane disteso sulla schiena, visto da sotto, che e' la posizione in cui si opera. A sinistra l'accesso della chirurgia tradizionale: un'unica apertura di otto-dodici centimetri lungo la linea mediana dell'addome, con i punti di sutura. A destra gli accessi della laparoscopia: due o tre fori di cinque-dieci millimetri sulla stessa linea, attraverso cui passano la telecamera e gli strumenti. Un'unica apertura Due o tre accessi 8–12 cm 5–10 mm si apre per vedere e lavorare entrano telecamera e strumenti
A sinistra l'accesso della chirurgia tradizionale, a destra quelli della laparoscopia. Gran parte del trauma di un intervento addominale non viene dal gesto chirurgico ma dall'apertura necessaria a vedere e a lavorare.

Come funziona, perché si sceglie, e le domande che fanno tutti.

Come funziona

La chirurgia tradizionale dell'addome parte da un'esigenza pratica: per vedere e per far entrare le mani serve un'apertura. Gran parte del trauma di un intervento non viene dal gesto chirurgico in sé, ma proprio da quell'apertura e dalla trazione necessaria a tenerla divaricata.

La laparoscopia rovescia il problema. Attraverso un accesso di pochi millimetri si introduce un'ottica collegata a una telecamera, e l'immagine viene proiettata su un monitor. Altri uno o due accessi altrettanto piccoli servono agli strumenti. Per creare lo spazio in cui muoversi, l'addome viene delicatamente insufflato con anidride carbonica, un gas scelto perché viene riassorbito ed eliminato con la respirazione.

Il chirurgo lavora quindi guardando uno schermo, con strumenti lunghi e sottili. L'ottica ingrandisce, e questo consente di distinguere vasi e strutture con un dettaglio che a occhio nudo non si ha.

Che cosa si può fare

L'intervento più noto è la sterilizzazione della cagna, che in laparoscopia viene eseguita di regola come ovariectomia: si asportano le ovaie lasciando in sede l'utero. È l'approccio oggi considerato lo standard in Europa per la femmina sana, perché rimuovere l'utero non aggiunge benefici dimostrati quando le ovaie non ci sono più.

  • Ovariectomia nella cagna, l'applicazione più frequente.
  • Gastropessi preventiva nelle razze a rischio di torsione dello stomaco, spesso eseguita nella stessa seduta della sterilizzazione.
  • Ricerca e asportazione di testicoli ritenuti in addome nei soggetti criptorchidi, dove la difficoltà principale è proprio individuarli.
  • Prelievo di campioni bioptici da fegato, reni o altri organi, con la possibilità di vedere l'organo prima di scegliere il punto.

Perché fa meno male

Su questo punto esistono studi che confrontano direttamente le due tecniche sullo stesso tipo di intervento, misurando il dolore con scale validate nelle ore successive. Gli animali operati in laparoscopia risultano costantemente meno doloranti.

Le ragioni sono tre, tutte meccaniche. Le incisioni sono piccole, quindi la parete addominale viene lesionata poco. Non serve divaricare, quindi muscoli e nervi non subiscono trazione prolungata. E gli organi non vengono esposti, manipolati e raffreddati come accade quando si lavora a cielo aperto.

Le conseguenze pratiche sono un ritorno più rapido al comportamento normale, in particolare all'appetito e al movimento, e ferite piccole che l'animale tende molto meno a leccare e infastidire.

I limiti, detti chiaramente

Non è una tecnica adatta a tutto, e presentarla come universalmente superiore sarebbe scorretto.

Richiede una dotazione strumentale importante e una curva di apprendimento lunga: lavorare su un monitor, con strumenti che si muovono al contrario rispetto alla mano, è un mestiere a sé. In alcune situazioni impiega più tempo della chirurgia tradizionale, e il tempo di anestesia è a sua volta un fattore da considerare.

Esistono poi casi in cui non è indicata: alcune urgenze, animali molto piccoli in cui lo spazio manca, situazioni in cui serve valutare l'addome con le mani. E va sempre messo in conto che, se durante l'intervento emerge qualcosa che non si gestisce per via laparoscopica, si converte in chirurgia aperta. Non è un fallimento: è una decisione presa nell'interesse dell'animale.

Domande frequenti

In laparoscopia si toglie solo l'ovaio e non l'utero. È sicuro?

Sì, ed è lo standard europeo per la femmina sana. Le patologie uterine che preoccupano, in primo luogo la piometra, dipendono dagli ormoni prodotti dalle ovaie: tolte quelle, l'utero residuo non è più esposto a quello stimolo. Se l'utero è già malato, il discorso cambia e si asporta.

Costa più della sterilizzazione tradizionale?

In genere sì, per via della strumentazione e del materiale monouso impiegato. È un elemento che va discusso apertamente al momento di scegliere.

Si può fare anche nella gatta?

Tecnicamente sì, ma nella gatta la sterilizzazione tradizionale è già un intervento molto poco invasivo, con incisione minima e recupero rapido. Il guadagno relativo è quindi minore che nella cagna, dove la differenza si nota di più.

Perché l'addome viene gonfiato con un gas?

Senza uno spazio la telecamera non vedrebbe nulla e gli strumenti non potrebbero muoversi. Si usa anidride carbonica perché viene riassorbita dall'organismo ed eliminata con il respiro a fine intervento.

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